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IPA, la birra creata per l’India che piace all’America

1790; i coloni britannici stanziati in India chiedono buone birre, da Londra parte il primo carico di India Pale Ale, la birra nata per attraversare gli oceani.

Le birre IPA sono frutto del fermento creativo dei birrai londinesi del XVIII e XIX secolo, sollecitati dall’espansione dei mercati internazionali ad innovare i metodi di produzione. Seguiteci in questa breve ricostruzione delle vicende che hanno portato alla nascita delle IPA e poi delle loro cugine americane: le American IPA, uno degli stili brassicoli più diffusi.

 

Tutto comincia quando i coloni inglesi stanziati in India a metà del XVIII secolo iniziano a lamentare la pessima qualità delle Porter e Pale Ale che giungono dalla madrepatria circumnavigando l’Africa.

Dopo aver attraversato tutto l’atlantico da nord a sud fino al Capo di Buona Speranza le navi della British East India Company veleggiano finalmente verso est, sull’Oceano Indiano, ma, a causa dell’interminabile tragitto di quasi sei mesi, le birre stivate in barili insieme ad altre merci giungono a destinazione ormai deteriorate.

 

È giunto il momento che qualcuno soddisfi la voglia di buona birra delle truppe e dei civili britannici provati dai climi tropicali e subtropicali.

I mastri birrai inglesi sperimentano nuove modalità produttive e nonostante le fonti storiche non consentano di attribuire una paternità univoca di India Pale Ale la tradizione riconosce il merito della definitiva risoluzione del problema del deterioramento della birra durante le lunghe rotte via mare al birraio londinese George Hodgson, proprietario del birrificio Old Bow Brewery.

October Beer, il prototipo dell’IPA è una birra “robusta”.

Hodgson è un uomo dallo spiccato senso per gli affari. Grazie ad una politica di prezzi competitivi ottiene il favore dei capitani della Compagnia commerciale delle Indie orientali e li usa come intermediari di vendita per aggiudicarsi il mercato orientale. Per rendere la birra più durevole e resistente al viaggio parte dalla ricetta della Pale Ale e apporta alcune modifiche: utilizza malto extra e aggiunge zucchero, innalzando la percentuale alcolica, inoltre aumenta considerevolmente la quantità di luppolo con l’intento di sfruttarne le proprietà antisettiche e antiossidanti. Il risultato è una birra decisamente più amara e robusta (10° C) nota come October Beer, che giunge finalmente a destinazione intatta.

Hodgson ha creato una birra ambrata e luppolata, dal sapore più amaro, e al contempo “beverina”, adatta ad essere consumata anche a temperature più alte.

L’acqua dura di Burton-on-Trent valorizza la luppolatura

Ben presto la Compagnia delle Indie perde fiducia nella Old Bow Brewery – pare a causa di una sfacciata concorrenza sleale – e si rivolge ad altri birrifici, tra questi Allsopp, Bass e Salt, tutti ubicati a Burton-on-Trent, cittadina a nord di Londra.

Se le acque londinesi – ricche di bicarbonato –valorizzano i malti scuri e tostati delle Porter e delle Stout, quelle cariche di sali e solfati dei pozzi di Burton esaltano l’amaro derivante dall’intensa luppolatura.

Nel 1822 salpa dall’Inghilterra la prima nave con a bordo la Pale Ale prodotta dal birrificio Allsopp, la sua destinazione è l’India britannica.

Nasce ufficialmente lo stile IPA

[ India Pale Ale ]

A partire dagli anni Trenta del XIX secolo viene coniato il termine India Pale Ale per indicare la birra prodotta in Inghilterra appositamente per le colonie inglesi orientali.

Successivamente, nel 1839, l’arrivo della ferrovia a Burton migliora le comunicazioni e i trasporti commerciali e permette l’incremento delle quantità di IPA esportate in India e altre colonie inglesi, ma anche nel resto d’Europa e soprattutto negli Stati Uniti.

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L’etichetta di Pale Ale 66 compare nel dipinto di Manet
Il bar delle Folies-Bergère.

Nella corsa dei birrifici di Burton alla conquista del mercato birrario indiano primeggia la Bass, che tra Ottocento e Novecento riscuote un successo internazionale, tanto che una sua versione di IPA, la Pale Ale 66, viene immortalata nel 1882 dal pittore francese pre-impressionista Édouard Manet, nel suo ultimo dipinto Il bar delle Folies-Bergère: sul bancone di marmo, a destra e sinistra della cameriera Suzon vi sono bottiglie di champagne e liquori e l’occhio cade sul distintivo triangolo rosso che contrassegna la bottiglia di Pale Ale 66, che il locale sfoggia come simbolo del suo carattere internazionale.

 

Il declino dello stile IPA agli inizi del Novecento. 

La Prima Guerra Mondiale infligge un duro colpo alle economie europee intaccando anche l’ormai fiorente mercato dell’India Pale Ale. Il costo delle materie prime e di conseguenza le accise sulla produzione salgono e a ciò si aggiunge il Proibizionismo americano che impone massicce restrizioni al commercio e al consumo di alcol.

Come risultato le IPA perdono progressivamente punti a favore delle Lager, meno alcoliche.

La rinascita dell’IPA passa dagli Stati Uniti.

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Picardin CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0> via Wikimedia Commons

Fino a circa metà del XX secolo in America sono reperibili quasi esclusivamente birre lager a bassa gradazione alcolica; prodotti diversi e ricercati giungono quasi esclusivamente tramite importazione da Germania, Belgio, Inghilterra e Irlanda.

Un contributo alla rinascita del settore brassicolo USA viene da Fritz Maytag dell’Anchor Brewing Company di San Francisco che nel 1971 elimina dalle ricette della propria birra industriale i “sostituti” del malto quali mais, riso e zucchero, quindi ritorna all’uso del malto (in grani al posto dell’estratto) e introduce nuovi tipi di luppolo che conferiscono aromi più complessi.

I fenomeni della craft beer e dell’homebrewing sono alle porte: nel giro di poco tempo nascono numerosi micro-birrifici che considerano lo stile IPA come il più adatto a valorizzare le molteplici sfumature aromatizzanti dei luppoli statunitensi, conferendo alla birra un gusto amaro più rustico e caratteristico.

I fenomeni della craft beer e dell’homebrewing sono alle porte: nel giro di poco tempo nascono numerosi micro-birrifici che considerano lo stile IPA come il più adatto a valorizzare le molteplici sfumature aromatizzanti dei luppoli statunitensi, conferendo alla birra un gusto amaro più rustico e caratteristico.

In USA la ricerca di un gusto amaro più intenso e di una gradazione alcolica maggiore porta ad un’evoluzione della India Pale Ale inglese, rispetto a questa la versione Americana è più luppolata ed amara.

L’American IPA si declina poi in diversi sotto-stili, ognuno dei quali a modo proprio tende ad evidenziare le note agrumate, floreali, balsamiche, resinose, speziate e tropicali dei luppoli americani (pensiamo ad esempio al Cascade, luppolo dal famoso sentore di scorza di pompelmo).

Australe

Molte versioni di American IPA sono prodotte con la tecnica della luppolatura a freddo (dry-hopping) per ottenere birre con aromi di luppolo fresco.

Vi invitiamo a conoscere e gustare AUSTRALE, la American IPA di OTUS, dagli aromi maltati morbidi e dai sentori di frutta tropicale e a bacca rossa, resina (aghi di pino) ed erbe.

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Venerdì 14:30-18:30
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